Gatti raccontati e disegnati dagli artisti. La mostra a Pisa

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Fino al 15 marzo 2015 sarà possibile ammirare a Pisa la mostra Siamo del gatto!, dedicata all’importanza dei nostri amici felini nell’arte e nella pittura. L’idea della mostra, in corso presso il Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi, nasce da un progetto di comunicazione scientifica promosso dal Museo di Storia naturale dell’Università di Pisa e supportato dalla Regione Toscana. Il progetto, dedicato al precursore della moderna genetica Gregor Johann Mendel, intende spiegare attraverso il colore del gatto le leggi che prendono il suo nome (la Certosa di Calci ospita una numerosa colonia di gatti con mantelli di colori diversi).

gatto-barocci-perla-50x70Partendo dalle opere delle proprie raccolte e con il generoso contributo di collezionisti privati, il Museo della Grafica ha voluto condividere lo spirito e le finalità del progetto allestendo nelle sale di Palazzo Lanfranchi un percorso di storie e immagini con cui artisti di diverse epoche hanno raffigurato e raccontato il gatto.

Dall’antico Egitto alla contemporaneità, tra preziosi amuleti in faience e il “Neko” che gioca con il mouse di un computer, con riferimenti all’illustrazione scientifica e all’umanizzazione animale, prende corpo un’originale galleria di ritratti felini. Da Federico Barocci ad alcuni protagonisti del ‘900, è possibile ammirare opere grafiche di Antonio Bobò, Benito Boccolari, Spartaco Carlini, Antonio Carbonati, Paolo Ciampini, Furio de Denaro, Benvenuto Disertori, Franco Gentilini, Marcello Guasti, Silvio Loffredo, Antonio Possenti, Toti Scialoja, Luigi Servolini, Giorgio Settala.

gatto2Il titolo Siamo del gatto!, che riprende un modo di dire ampiamente diffuso in Toscana per alludere a situazioni di estrema difficoltà, è insieme ammissione della potenza felina, riferimento al nostro essere complici e vittime dell’irresistibile fascino del gatto.

Nel periodo della mostra, il cinema Arsenale proporrà “Cinegatto”, una serie di appuntamenti con alcuni dei più celebri e affascinanti film di animazione sui gatti, a cominciare da Gli Aristogatti (1970) programmato per lunedì 22 dicembre in versione originale con sottotitoli in italiano. Altri titoli della rassegna: Un gatto a Parigi di Alain Gagnol, Jean -Loup Felicioli, Francia 2010; Il gatto con gli stivali di Kimio Yabuki, Giappone 1969; Doraemon di Takashi Yamazaki, Ryûichi Yagi, Giappone 2014.

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Fotografie dai grandi spazi, a Milano la mostra dedicata a Walter Bonatti

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Walter Bonatti, Cascate Murchison, Nilo Vittoria, Uganda. Giugno 1966, ©Walter Bonatti/Contrasto

Ampi spazi aperti, panorami mozzafiato, terre lussureggiati, luoghi aridi e impervi. Tutto questo e molto di più è raccontato nelle immagini di Walter Bonatti, a cui è dedicata una mostra a Milano. In corso dal 13 novembre 2014 all’8 marzo 2015, la rassegna dedicata alla figura del grande esploratore e pensatore italiano si tiene a Palazzo della Ragione Fotografia.

L’esposizione dal titolo Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi, con l’ausilio di video, di documenti inediti e di un allestimento particolarmente coinvolgente, ripercorre il racconto visivo, le vicende esistenziali e le avventure dell’alpinista ed esploratore bergamasco.

Walter Bonatti, Isola di Pasqua, Cile. Novembre 1969, ©Walter Bonatti/Contrasto

Walter Bonatti, Isola di Pasqua, Cile. Novembre 1969, ©Walter Bonatti/Contrasto

“Una mostra che conferma la passione per la bellezza della natura e l’esigenza di una tutela sempre più necessaria e urgente, per un ritorno, ormai non più procrastinabile, a una relazione più rispettosa con il mondo che ci circonda”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.

Le immagini in mostra testimoniano oltre 30 anni di viaggi alla scoperta dei luoghi meno conosciuti e più impervi della Terra e raccontano una passione travolgente per l’avventura insieme alla straordinaria professionalità di un grande reporter.

È difficile separare il ricordo di Walter Bonatti da quello delle sue fotografie. Ed è sorprendente scoprire quanto la sua figura e le sue imprese siano radicate nella memoria di un pubblico tanto differenziato per età e interessi. La persistente popolarità di Bonatti ha più di una spiegazione. Imparò a fotografare e a scrivere le proprie avventure con la stessa dedizione con cui si impadronì dei segreti della montagna: alpinista estremo, spesso solitario, ha conquistato l’ammirazione degli uomini e il cuore delle donne, affascinando nello stesso tempo l’immaginario dei più giovani.

Walter Bonatti, Deserto del Namib, Namibia. AprileMaggio 1972, ©Walter Bonatti/Contrasto

Walter Bonatti, Deserto del Namib, Namibia. AprileMaggio 1972, ©Walter Bonatti/Contrasto

Il mestiere di fotografo per grandi riviste italiane, soprattutto per Epoca, lo portò a cercare di trasmettere la conoscenza di luoghi estremi del nostro pianeta. Al tempo stesso, non smise mai di battersi con forza per tramandare la vera storia, troppe volte nascosta, della conquista del K2 e del tradimento dei compagni di spedizione.

Molte tra le sue folgoranti immagini sono grandiosi “autoritratti ambientati” e i paesaggi in cui si muove sono insieme luoghi di contemplazione di scoperta. Bonatti si pone davanti e dietro l’obiettivo: in un modo del tutto originale è in grado di rappresentare la sua fatica e la gioia per una scoperta, ma al tempo stesso sa cogliere le geometrie e le vastità degli orizzonti che va esplorando.

Il talento per la narrazione, l’amore per le sfide estreme, l’interesse per la fotografia come possibilità di scoprire e testimoniare per sé e per gli altri. Una passione, e probabilmente anche un’esigenza, nata già negli anni dell’alpinismo (con i trionfi e le amarezze che li segnarono), con le foto scattate sulle pareti più difficili, e poi consolidata nel tempo, con i racconti d’imprese affascinanti e impossibili.

Bookcity Milano 2014, al via la grande manifestazione dedicata alla lettura

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C’è grande attesa per l’inaugurazione di BOOKCITY MILANO 2014, la grande manifestazione dedicata al libro e alla lettura. Quattro giorni durante i quali verranno proposti in oltre 25° sedi più di 900 incontri, presentazioni, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari sulle nuove pratiche di lettura.

La terza edizione di BOOKCITY MILANO sarà inaugurata domani, 13 novembre, alle ore 20,30 al Teatro Dal Verme, da David Grossman, che dialogherà con Edoardo Vigna in un incontro dal titolo La forza delle parole. David Grossman è autore di romanzi, saggi e articoli pubblicati sulle maggiori testate internazionali. Nelle sue opere ha affrontato le varie sfaccettature dei sentimenti umani e tematiche politiche e sociali. È noto il suo impegno a favore del processo di pace in Medio Oriente. Nell’occasione il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, consegnerà a David Grossman il Sigillo della Città. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

17La serata con David Grossman sarà preceduta alle ore 19,30 al Castello Sforzesco / Torre del Filarete da Voci dal Castello, performance live con accompagnamento musicale adatta a tutte le età, proposta dagli ormai famosi Uomini Libro di BOOKCITY Milano, che accoglieranno il pubblico per l’apertura della terza edizione in un’emozionante esperienza collettiva e lo guideranno al Teatro Dal Verme.

BOOKCITY MILANO è dislocato anche in diversi spazi della città metropolitana, tra cui biblioteche, librerie, luoghi deputati alla lettura e al libro, spazi insoliti, con la novità di nuove e prestigiose sedi tra cui il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, dove sono previsti inoltre incontri con autori, reading, laboratori per adulti e bambini, spettacoli e mostre, attraverso i grandi autori e personaggi pop, il Circolo Filologico, la Borsa Italiana/Palazzo Mezzanotte, Palazzo Cusani, il Palazzo del Ghiaccio, la Cavallerizza, QC Terme di Milano, le biblioteche della Grande Milano.

Come per la passata edizione molti dei luoghi di BOOKCITY MILANO sono veri e propri poli tematici, destinati al dialogo su temi specifici: CIBO E CUCINA – Società Umanitaria / CORPO E SALUTE – Terme di Milano / DESIGN – Triennale di Milano / ECONOMIA – Borsa Italiana-Palazzo Mezzanotte / FILOSOFIA – Cavallerizza del FAI e Circolo Filologico / FOTOGRAFIA – Palazzo del Ghiaccio / FOCUS MILANO – Villa Necchi Campiglio / ILLUSTRAZIONE E FUMETTO – Castello Sforzesco-Sala Bertarelli / MESTIERI DEL LIBRO – Palazzo Reale e Biblioteca Sormani / MUSICA CLASSICA – Palazzo Cusani / MUSICA CONTEMPORANEA – Teatro dal Verme / POESIA – Casa Merini / SCIENZE – Museo Civico di Storia Naturale / SPETTACOLO – Piccolo Teatro Grassi e Teatro Franco Parenti / STORIA – Museo del Risorgimento / BAMBINI – MUBA – Rotonda di via Besana.

Per facilitare la consultazione degli oltre 900 eventi presenti nel cartellone sono state inoltre individuate 8 categorie a loro volta suddivise in temi che, in modo molto libero ma indicativo, offrono diversi percorsi di lettura: NARRATIVA E POESIA (Autori stranieri / Autori italiani / Noir e fantasy / Poesia), CORPO (Cibo e cucina / Sport / Benessere, salute e bellezza), PENSIERO (Scienza / Filosofia e spiritualità / Religione / Psicologia), SOCIETÀ E TERRITORI (Il vento dell’Est / Il caso Italia / Economia e lavoro / Storia / Viaggi / Forum Città Mondo / Milano), SPETTACOLO (Teatro / Cinema / Televisione e radio / Musica), IMMAGINE (Arte / Fotografia, illustrazione, fumetto /Architettura e design), MESTIERI DEL LIBRO (Forum del Libro / Editoria / Digitale), BAMBINI.

OlindaAll’interno della manifestazione si inserisce la personale di Isabella Angelantoni Geiger Vedere le città invisibili. Il titolo è un omaggio a Italo Calvino, così come le sculture e i disegni che si ispirano all’opera dello scrittore e al percorso di ricerca compiuto sulla scia dell’astrattismo di Paul Klee.

Henri Cartier-Bresson, grande mostra a Roma

10406767_10203288624649734_2208135943668014810_nLa mostra retrospettiva su Henri Cartier-Bresson a cura dello storico della fotografia Clément Chéroux, al momento al Centre Pompidou di Parigi al Musèe National d’Art Moderne, arriverà a Roma dal 26 settembre 2014 al 6 gennaio 2015.

La grande esposizione, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, viene presentata a dieci anni esatti dalla morte di Henri Cartier-Bresson. Clément Chéroux è storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne.

La mostra propone una nuova lettura dell’immenso corpus di immagini che Cartier-Bresson ci ha lasciato: copre l’intero percorso professionale del grande fotografo ed è  il frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto dal curatore nel corso di molti anni di studio nell’archivio di Cartier-Bresson. Saranno esposte oltre 500 tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, riunendo le più importanti icone ma anche le immagini meno conosciute del grande maestro.

Le mostre retrospettive dedicate a Henri Cartier-Bresson, fin’ora hanno sempre cercato di dimostrare il senso di unità del suo lavoro sottolineando la sua abilità nel cogliere i “momenti decisivi”. Questa esposizione vuole mostrare invece come ci sia stato non uno ma diversi Cartier-Bresson: il fotografo, vicino al movimento Surrealista intorno agli anni Trenta, il militante documentarista della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale, il reporter degli anni Cinquanta e Sessanta e infine, cominciando negli anni Settanta, l’artista più intimista.

Informazioni

Luogo
Museo dell’Ara Pacis

Orario
Dal 26 settembre 2014 al 6 gennaio 2015
Martedì-domenica 9.00-19.00

La biglietteria chiude un’ora prima
Chiuso il lunedì

Carnevale: Venezia tra maschere e arte

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Il Carnevale di Venezia, se non il più grandioso, è sicuramente il più conosciuto per il fascino che esercita e il mistero che continua a possedere anche dopo 900 anni dalla sua nascita. Nel 2014 il Carnevale richiamerà alle origini dell’Uomo, al suo continuo attingere al mito, alla fantasia, alla fiaba come metafora della vita.

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Un Carnevale dell’attualità perché il fiabesco naturalistico è il modo con cui affrontare, nella festa, i temi profondi del rapporto tra il genere umano e l’ambiente: i boschi, le valli, i mari, i monti, le lagune e le misteriose creature animali e vegetali che li abitano.

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È un Carnevale da Mille e Una Notte è quello che si sta raccontando a partire dal 14 febbraio a Venezia, essa stessa spettacolo della Natura e miracolo della fantasia. Venezia come una Venere che spunta dalle acque, come un ponte tra due culture, quella orientale e quella occidentale, dove i miti – e le paure – delle creature mostruose e stupefacenti d’oltremare venivano tradotti in narrazione, pittura, ornato architettonico, per poi essere esportati in Europa lungo i canali e le strade battute dai mercanti.

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Un mondo di favola alimentato dai profumi e dai sapori dei forestieri, cresciuto nei segreti suoni delle lingue che i mercanti portavano dall’Oriente e dal nord Europa, documentato negli idiomi dei Principi e dei viaggiatori che affrontavano il lungo viaggio per Venezia, maestra di civiltà.

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È proprio a Carnevale che Venezia offre il meglio di sé. Le stradine, i ponti, la meravigliosa piazza San Marco: ogni angolo della città è colorato e allegro, affollato dalle centinaia di maschere che passeggiano disinvolte, chiacchierano tra di loro e sorseggiano bevande calde nei numerosi caffè della Serenissima, che si veste anch’ella a festa per offrirsi opulenta e generosa alle migliaia di turisti che ogni anno affollano le sue strade.

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Firenze, scoperto un cimitero tardoromano sotto gli Uffizi

Immagine 1Sessanta scheletri adagiati uno a fianco all’altro, vittime di una micidiale epidemia che colpì la città di Firenze tra il V e il VI secolo d.C. È una scoperta straordinaria quella della necropoli tardo romana affiorata durante gli scavi sotto alla Biblioteca degli Uffizi. Una scoperta che – insieme ad altri elementi emersi durante gli scavi – consente di riscrivere la storia della città di Firenze dall’età tardo romana fino all’impianto architettonico vasariano della seconda metà del XVI secolo.

«Dagli scavi archeologici nell’area di Levante degli Uffizi – scrive il Polo Museale Fiorentino in un comunicato – è emerso un documento eccezionale: la fotografia istantanea di una catastrofe di proporzioni immani che ha colpito Firenze in età altomedievale. Una catastrofe che ha sicuramente contribuito al noto lungo periodo di decadenza della città e alla sua quasi scomparsa dalla storia, ma forse anche da sola sarebbe sufficiente a spiegarlo. Quella che oggi è visibile è solo una piccola porzione di un’area cimiteriale vasta, costituita da numerose tombe a fossa multiple, stipate una accanto all’altra. In ognuna di esse i defunti furono deposti pressoché simultaneamente, o in un brevissimo arco temporale».

Immagine 3Ciò fa pensare che gli scheletri ritrovati siano vittime di un letale contagio di peste o colera che colpì Firenze in un periodo finora poco noto della sua storia. In attesa di conoscere i risultati delle analisi al carbonio 14 che consentiranno di datare in maniera certa gli scheletri, gli archeologi anticipano che la disposizione dei cadaveri, allineati secondo lo schema testa-piedi per ottimizzare lo spazio nella fossa comune, denuncia la fretta con cui fu condotta l’operazione di sepoltura, probabilmente a causa di un’epidemia insorgente o già in atto.

Esclusa l’ipotesi di un eccidio collegabile con le varie invasioni barbariche per l’assenza di traumi mortali da ferita e per l’aspetto delle giaciture ed esclusa la morte per fame in fase d’assedio o per malattie lungo decorso, «rimane solo la possibilità di una moria imponente e rapida, quale si verifica nel corso di un’epidemia ad alto contagio e ad evoluzione acuta e mortale, come ad esempio la peste, il colera, la dissenteria, l’influenza».

I lavori vanno avanti da mesi sotto al Magliabechiano, la sala di lettura della Biblioteca degli Uffizi attigua a piazza del Grano, nella zona di Levante della struttura museale. Gli scavi si svolgono nell’ambito del progetto Nuovi Uffizi e vedono impegnate ben tre soprintendenze (Polo Museale, Beni architettonici e Beni archeologici), ma la scoperta della necropoli altomedievale rappresenta finora la scoperta più sensazionale.

Gli scavi, infatti, hanno permesso di conoscere meglio la struttura della città di Firenze in età romana: durante gli scavi sotto gli Uffizi sono stati rivenuti limi e sabbie fluviali che indicano come l’area, posta a Sud del circuito murario romano, fosse disabitata e periodicamente occupata dall’Arno. Quindi la necropoli improvvisata risalente a 1500 anni fa si sarebbe sviluppata in un’area disabitata, deputata fin dal I-II secolo al deposito di scarti e detriti edilizi.

Musée d’Orsay. Capolavori in mostra al Vittoriano a Roma

Dal 22 febbraio all’8 giugno 2014 il Complesso del Vittoriano presenta la grande mostra “Musée d’Orsay. Capolavori”. L’esposizione porta per la prima volta a Roma straordinarie opere realizzate tra il 1848 e il 1914 dai grandi maestri francesi, Gauguin, Monet, Degas, Sisley, Pissarro, Van Gogh, Manet, Corot, Seurat e molti altri, proponendo un percorso artistico che – attraverso una selezione di settanta opere – parte dalla pittura accademica dei Salon e attraversa la rivoluzione dello sguardo impressionista fino ad arrivare alle soluzioni formali dei nabis e dei simbolisti.

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La storia delle avanguardie e della modernità sarà preceduta dall’inedito racconto di come una ex stazione ferroviaria nel cuore di Parigi sia divenuta uno dei musei più importanti al mondo. Dalle diverse origini delle sue collezioni alla costruzione dell’edificio per l’Esposizione Universale del 1900 fino alle trasformazioni successive, con una particolare attenzione al fondamentale lavoro di allestimento e museografia realizzato nel 1986 dall’architetto italiano Gae Aulenti, scomparsa l’anno scorso.

RMN176614NU“Musée d’Orsay. Capolavori”, curata da Guy Cogeval e da Xavier Rey, è articolata in cinque sezioni: la prima è incentrata sull’arte dei Salon, nucleo originario della collezione, che viene posta a confronto diretto con l’allora emergente arte realista, al tempo disprezzata; il rinnovamento della pittura accademica da parte di artisti come Cabanel, Bouguereau ed Henner, che ottennero grande successo tra il 1860 e il 1870, si svolge parallelo alla nascita e all’affermarsi della pittura realista di Courbet.

La seconda sezione illustra i cambiamenti apportati alla pittura di paesaggio dalla Scuola di Barbizon, che danno inizio allo studio impressionista della luce. I pittori che popolano la foresta di Barbizon aprono la strada, attraverso le loro ricerche atmosferiche, al paesaggio impressionista, pur mantenendo nelle loro opere una certa poesia. È infatti proprio a Barbizon che Monet e il suo amico Bazille realizzano i loro primi capolavori e sperimentano quella decisiva frammentazione della pennellata che sarà a fondamento della resa della luce realizzata dagli impressionisti.

Paul_Gauguin_-Le repasSeguirà quindi la sezione dedicata alla modernità ritratta dagli impressionisti. Malgrado il loro interesse per la resa degli effetti della luce en plein air, le loro opere non si limitano ai paesaggi di campagna e ai suoi piaceri. Al contrario, gli impressionisti cercano una corrispondenza tra la modernità della loro tecnica e i soggetti rappresentati. Parigi, simbolo d’eccellenza della trasformazione operata dall’industrializzazione e dal progresso della tecnica, offre loro molteplici e nuovi soggetti pittorici. “La nuova pittura”, come viene chiamato l’impressionismo, deve abbandonare i modelli antichi ereditati dal passato per stare al passo con l’accelerazione storica della civiltà del xix secolo.

RMN175753NULa mostra seguirà poi l’evolversi del linguaggio pittorico della seconda metà dell’Ottocento nella sua declinazione simbolista. Questo movimento, difficile da descrivere potendo assumere numerose forme e occuparsi di diversi generi, come ritratti, scene di costume o paesaggi, testimonia un sentimentalismo insistito. Dopo aver a lungo meditato sulla lezione impressionista, i pittori che seguirono Gauguin a Pont Aven, in una Bretagna allora percepita ancora lontana dalle grandi trasformazioni del secolo, come il gruppo dei nabis, inventarono un nuovo registro di forme, dando alle loro opere un particolare contenuto emotivo.

Ed infine la mostra si concluderà con l’eredità lasciata dall’impressionismo, il cui valore postumo è immenso e quasi immediato. A partire dagli anni 1880 i pointillisti spingono al limite la separazione delle macchie cromatiche portata avanti dagli impressionisti. Alcuni impressionisti abbandonano il realismo, come Monet, i cui colori sono sempre più indipendenti dalla natura e stesi con un numero crescente di pennellate. L’abbandono della prospettiva è ormai definitivo e le sperimentazioni si moltiplicano, dal cloisonnisme di Gauguin ai nabis, che riaffermano la dimensione decorativa della pittura in opere di grande formato. In un certo senso si ritrova, grazie alla complessità delle nuove tecniche, la maestà e la grandezza della pittura classica e, allo stesso tempo, un’apertura alle avanguardie del XX secolo.