Sollecito presenta la sua startup, un social network per commemorare i defunti

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Un social network per commemorare i defunti, con possibilità di caricare foto e video, ma anche uno strumento di e-commerce, per far recapitare mazzi di fiori sulla lapide anche a centinaia di chilometri di distanza.

Questa, in sintesi, l’idea dietro la start-up creata dall’ingegnere elettronico Raffaele Sollecito, ex imputato dell’omicidio di Meredith Kercher, assolto in via definitiva in Cassazione. Sollecito ha presentato il progetto al Palafiori di Sanremo, a margine degli eventi legati al Festival della Canzone. Un sogno realizzato grazie alla vittoria di un bando della Regione Puglia per disoccupati under35: 66mila euro per tre anni, la metà a fondo perduto.

memories«È un portale che nasce come ibrido tra social network ed e-commerce chiamato “Memories” – ha spiegato -. Un profile-commerce, col quale una persona potrà creare il profilo del proprio caro, commemorandolo con foto e filmati». Questa l’idea social, non nuova nel panorama internazionale ma sicuramente mai sperimentata nel mercato italiano, a cui si aggiunge anche l’aspetto commerciale: «L’utente – ha aggiunto – potrà acquistare prodotti locali come fiori o corone, che saranno posati sulla lapide». Tra i servizi offerti: pulizia della lapide, fiori freschi sulla tomba per una particolare ricorrenza, l’organizzazione di un funerale. Il tutto documentato da un’App e dalle foto che verranno scattate

Ma com’è nato questo progetto? «L’idea nasce da un fatto triste, la morte di mia madre nel 2005, che io cercavo di commemorare. In questo modo si potranno azzerare le distanze». Fiori, corone e quant’altro potranno essere inviati alla persona cara tramite operatori partner del progetto. «Saremo operativi all’inizio di marzo – conclude Sollecito – per ora stiamo andando avanti con alcuni test di collaudo, soprattutto per la parte grafica».

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Removed, la vita senza smartphone secondo Eric Prickersgill

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Removed è il titolo emblematico dell’ultimo progetto di Eric Prickersgill, fotografo statunitense che attraverso la sua opera ci mostra la solitudine e l’isolamento a cui ci costringono i social media, sensazioni amplificate dalla scelta dell’artista di rimuovere dalle mani dei suoi soggetti smartphone e tablet.

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Il progetto, rivela Prickersgill, non è un attacco nostalgico alle nuove tecnologie. L’intento non è quello di mettere in discussione i social network ma di mostrare, piuttosto, l’attenzione ossessiva che riversiamo verso i nostri cellulari.

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La serie fotografica, racconta l’artista, è stata ispirata da una famiglia in un caffè di New York fissa ad osservare il proprio device: «Erano disconnessi gli uni dagli altri, non parlavano fra di loro e sia il padre che le figlie guardavano lo smartphone mentre la madre sedeva poco lontano senza un telefono da controllare».

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La scena, così sorprendentemente comune, si è stampata nella mente del fotografo tanto che ha deciso di dedicare un intero progetto alle nuove tecnologie che, «mentre ci permettono di interagire con persone lontane da noi, ci costringe a non comunicare con chi ci è accanto».

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Per rappresentare visivamente questo straniamento Eric ha fotografato persone mentre, in un contesto quotidiano, utilizzano smartphone inesistenti per dimostrare come l’attenzione che dedichiamo ai nuovi dispositivi ci alieni completamente dalla realtà che viviamo.

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Ritrovare il tempo del silenzio per dare valore alla parola: il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata delle comunicazioni sociali

“Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”: questo il tema del Messaggio di Benedetto XVI per la prossima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che verrà celebrata il 20 maggio.
Silenzio e parola, scrive il pontefice, sono “due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Al contrario, se “parola e silenzio si escludono a vicenda”, la comunicazione “provoca un certo stordimento”, o “crea un clima di freddezza”.
Oggi i messaggi e l’informazione sono abbondanti e per discernerne l’utilità è essenziale saper fare silenzio, per riflettere e scegliere ciò che è buono.
“Ai nostri giorni, la Rete – spiega il Santo Padre – sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte”. E allora, “il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo”.
Non solo risposte ma anche domande che manifestano, sottolinea ancora Benedetto XVI “l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole e grandi, che diano senso e speranza all’esistenza”. Ma “l’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita.”
Da qui l’invito di Benedetto XVI: “creare “una sorta di ecosistema che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni”.
Silenzio e parola sono due facce della stessa medaglia, da integrare per favorire la crescita dell’uomo e di relazioni sociali autentiche. “Siti, applicazioni e reti sociali” sono certo “da considerare con interesse”, quando “possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio”. “Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio”.
Il silenzio diventa spesso anche un modo di comunicare con gli altri. Il silenzio, spiega il Pontefice “apre  uno spazio di ascolto reciproco” che rende “possibile una relazione umana più piena”. È nel silenzio, infatti, che “ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi”, che il pensiero si “approfondisce” e che “comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro”.
Allo stesso modo, “tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee”.
Non a caso, prosegue il pontefice, “nelle diverse tradizioni religiose”, la solitudine e il silenzio sono “spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose”.
Il Papa apre anche ai social network, ricordando che “nella essenzialità di brevi messaggi , spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità”.
Dunque, “imparare ad ascoltare e contemplare, oltre che a parlare”. Sollecita Benedetto XVI soprattutto gli evangelizzatori a capire che “silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo”.

Communico ergo sum?

Oggi ho deciso di schierarmi contro la spettacolarizzazione della vita e di eliminare buona parte delle mie foto da facebook. Non combatto soltanto in difesa della privacy (che viene violata nella misura in cui noi stessi ci esponiamo allo sguardo degli altri) ma contro la concezione, sempre più diffusa, che soltanto ciò che viene pubblicizzato, reso visibile attraverso i social network, è reale.
Mi sembra che ormai non possiamo più semplicemente vivere, godere delle piccole e grandi gioie, senza piegarci alla logica perversa che ci vorrebbe tutti schiavi del web. Ciò che non viene spettacolarizzato non accade veramente: ormai ne è convinta la maggior parte della gente che si sente in dovere di portare le prove fotografiche di ciò che è e ciò che fa.
Se non metti le tue foto sui social network non conti nulla, semplicemente non esisti.
Siamo davvero sicuri d voler vivere così? Costantemente schiavi dell’apparenza? Io sono stanca, voglio vivere e viaggiare per me stessa, per arricchirmi e fare nuove esperienze, non per suscitare l’invidia del mondo e dire: communico ergo sum.