Luis Vinicio compie 80 anni

Compie oggi 80 anni Luis Vinicio, un indimenticabile della storia dell’Avellino. Nonostante la retrocessione dei biancoverdi dalla serie A alla serie B venga in buona parte addebitata a lui, Luis Vinicio resta una delle leggende del calcio biancoverde. Di lui resteranno per sempre nel cuore dei tifosi l’impresa del 1980-81 quando, con Sibilia al timone della società, centrò la salvezza nonostante il terremoto e la penalizzazione di 5 punti e l’emozionante stagione 1986-87, con Elio Graziano presidente, quando arrivò a sfiorare la qualificazione in Coppa Uefa, chiudendo il campionato all’ottavo posto in classifica, miglior piazzamento di sempre degli irpini. Luís Vinícius de Menezes festeggia oggi gli 80 anni. Nato a Belo Horizonte il 28 febbraio 1932, giunse in Italia a 23 anni dal Botafogo ed è ancora oggi uno degli attaccanti più prolifici del nostro calcio: in serie A ha segnato 155 reti e vinto anche la classifica dei cannonieri nella stagione 1965 66, quando indossava la maglia del Vicenza. E’ il miglior marcatore della storia dei biancorossi in A con all’attivo 68 gol, ma il nome di Vinicio è legato indissolubilmente al Napoli. «’O lione», come era soprannominato dai tifosi, ha giocato cinque stagioni in maglia azzurra mettendo a segno 69 reti. Poi è stato anche allenatore del Napoli dal ’73 al ’76, portando la squadra capitanata da Juliano ad uno storico secondo posto dietro la Juve nel 1975. Nel 1960, dopo 5 stagioni a Napoli e 69 reti, passò al Bologna. Dopo una buona prima stagione fra i felsinei, l’anno successivo la sua stella venne oscurata da Nielsen e Vinicio nell’estate del 1962 decise di tornarsene sconsolato in Brasile per poi rientrare in Italia rispondendo alla chiamata del Lanerossi Vicenza. Con i veneti segnò 17 gol il primo anno e 25 il secondo. Quarantadue gol che gli valsero la chiamata di Helenio Herrera alla corte della Grande Inter. La sua avventura in nerazzurro non fu però molto fortunata e si chiuse con un solo gol in otto gare. ‘O lione tornò a Vicenza dove chiuse la sua carriera agonistica, oltrepassando la ragguardevole quota di 150 reti in serie A. Una volta appese le scarpette al chiodo cominciò la sua carriera da allenatore durante la quale ottenne ottimi risultati applicando per primo in Italia il gioco all’olandese con il Napoli alla metà degli anni settanta, con cui sfiorò lo scudetto nella stagione 1974-75. Successivamente allenò la Lazio nel delicato periodo del dopo Maestrelli. Il sergente di ferro si è fatto valere anche in provincia con Pisa, Avellino e Udinese. Alla guida della Juve Stabia emise l’ultimo ruggito da allenatore. Le vespe si salvarono proprio grazie all’esperienza del brasiliano, dopo un campionato particolarmente tribolato. Con ‘O Lione i ricordi dei tifosi dell’Avellino si ricollegano a giocatori che hanno fatto la storia del calcio biancoverde durante la prima esperienza in Irpinia di Vinicio, come Tacconi, Beruatto, Giovannone, Valente, Cattaneo, Di Somma, Mario Piga, Criscimanni, Vignola, De Ponti e Juary. Auguri a Luis Vinicio, forte e determinante in campo, grintoso e grande motivatore in panchina.

A Luis Vinicio, Carmine Losco ha dedicato un video andato in onda oggi su Telenostra.

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Messa per la Gmg. Il Papa: “Siate audaci testimoni dell’amore di Cristo”. Appuntamento a Rio de Janeiro nel 2013

Annunciare in tutto il mondo l’Amore di Cristo. Questo è “il compito” che Benedetto XVI lascia ai giovani al termine della XXVI Giornata mondiale della gioventù di Madrid 2011. Si stima che i partecipanti all’Eucaristia, tra i presenti a Cuatro Vientos e quelli che non hanno potuto raggiungere l’area perché già satura e sono stati dirottati in altri luoghi dotati di maxi schermi, siano stati circa due milioni. Presenti alla Messa anche i Reali di Spagna, Juan Carlos e Sofia.
“Cari giovani, ho pensato molto a voi in queste ore in cui non ci siamo visti. Spero che abbiate potuto dormire un po’ nonostante il tempo inclemente. Dio trae il bene da tutto. Con questa fiducia, sapendo che il Signore non ci abbandona, iniziamo la nostra Celebrazione eucaristica pieni di entusiasmo e saldi nella fede”.
La fede “ha origine nell’iniziativa di Dio”, ma suppone poi l’adesione di tutto l’uomo, una relazione personale con Gesù Cristo, ricorda il Papa nell’omelia, dopo il Vangelo sulla confessione di fede di Pietro. Anche ai voi, dice il Papa, Cristo oggi rivolge la domanda: chi dite che io sia?
“Rispondetegli con generosità e audacia, come corrisponde a un cuore giovane qual è il vostro. Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio, che hai dato la tua vita per me. Tu mi conosci e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani”.
Ma per seguire Gesù bisogna camminare con Lui nella Chiesa. “Non si può, dice, seguire Gesù da soli”. Chi cede alla tentazione di vivere la fede secondo una mentalità individualista, che predomina nella società, “corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui”.
“Vi chiedo, cari amici, di amare la Chiesa, che vi ha generati alla fede. Per la crescita della vostra amicizia con Cristo è fondamentale riconoscere l’importanza del vostro gioioso inserimento nelle parrocchie, comunità e movimenti, così come la partecipazione all’Eucarestia di ogni domenica”, ma anche la confessione, la preghiera, la meditazione della Parola di Dio.
All’Angelus, il pensiero del Pontefice va anche agli amici dei giovani presenti a Madrid, che vorranno sapere “cosa è cambiato in voi” dopo essere stati alla Gmg: “ Trasmettete loro il mio affetto, in particolare ai più sfortunati, e anche alle vostre famiglie e alle comunità di vita cristiana alle quali appartenete”.
Infine l’annuncio del luogo dove si terrà la prossima Gmg: “Sono lieto di annunciare ora che la sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2013, sarà Rio de Janeiro”.
Il Papa ha quindi consegnato a 5 giovani una piccola croce missionaria. Un gesto che suggella le sue parole dell’omelia e dell’Angelus: “Portate la conoscenza e l’amore di Cristo a tutto il mondo. Egli vuole che siate suoi apostoli nel ventunesimo secolo e messaggeri della sua gioia. Non deludetelo! Grazie”
Poi è stata la volta dei saluti nelle varie lingue. Il Papa ha ricordato che “Cristo vi chiede oggi di essere radicati in Lui e di edificare con Lui la vostra vita sulla roccia che è Lui stesso. Egli vi invia per essere testimoni coraggiosi e senza complessi, autentici e credibili! Non abbiate paura d’essere cattolici, di testimoniarlo sempre intorno a voi con semplicità e sincerità”.
Contro i falsi ideali di questo tempo, Benedetto XVI ha riaffermato che “la fede non è una teoria. Credere significa entrare in una relazione personale con Gesù e vivere l’amicizia con Lui in comunione con altri, nella comunità della Chiesa. Affidate a Cristo tutta la vostra vita, e aiutate i vostri amici a giungere alla fonte della vita, a Dio”. Affinché ciò sia possibile, è necessario cibarsi dell’Eucarestia, che è “Cristo risorto presente e vivo in mezzo a noi: grazie a Lui, la vostra vita è radicata e fondata in Dio, salda nella fede”.
Il Papa inviata a testimoniare con coraggio il proprio credo. “Vi sentirete controcorrente in mezzo ad una società dove domina la cultura relativista che rinuncia a cercare e a possedere la verità. E’ in questo particolare momento storico, pieno di grandi sfide e di opportunità, che il Signore vi ha inviato: perché grazie alla vostra fede continui a risuonare la Buona Novella di Cristo per tutta la terra”. Infine, l’ultima missione: “Con la vostra preghiera e con l’esempio della vita aiutate l’Europa a ritrovare le sue radici cristiane”.