Preghiera del giornalista

giornalisti

Signore, Tu mi hai chiamato a servire il prossimo attraverso i mezzi dell’informazione.
Donami di farlo sempre nell’obbedienza alla verità, con il coraggio di pagare di persona affinché essa non sia mai tradita.
Aiutami anche a coniugare la verità con la carità, per non ferire mai la dignità di nessuno e promuovere in tutto, per quanto a me possibile, la giustizia e la pace.
Che io non faccia preferenze di persone, e sappia proporre le mie idee con umiltà, onestà e libertà di cuore.
Donami di essere anche così un testimone dell’amore, che viene da Te, verità che libera e salva.
Tu, che con Dio Padre vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Mons. Bruno Forte

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Come pregare in modo efficace

preghieraQuando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8).

A Dio non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci. Lo riceveremo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio.

Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto. Quanto più vivo sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto. Il pregare consiste nel bussare alla porta di Dio e invocarlo con insistente e devoto ardore del cuore. Il dovere della preghiera si adempie meglio con i gemiti che con le parole, più con le lacrime, che con i discorsi. Risulta dunque che la fede, la speranza e la carità conducono a Dio colui che prega. Dobbiamo mostrare di fidarci del Signore.

Chiunque chiede al Signore un’unica cosa e quella sola cerca di ottenere (cfr. Sal 26, 4), chiede con certezza e sicurezza e non teme che gli possa nuocere quando l’ha ottenuta. Ma, senza di essa, nulla potrebbe giovargli tutto ciò che avrà ottenuto, pregando come si conviene.

Dalla Lettera di Sant’Agostino a Proba

Conclave: si apre un momento decisivo per il futuro della Chiesa

vaticano_san_pietroSi apre un momento molto importante per la storia della Chiesa cattolica, chiamata in questi giorni a eleggere il nuovo Pontefice, che prenderà il posto del dimissionario Benedetto XVI. Dalla scelta dei cardinali, riuniti in Conclave, dipenderà il prossimo futuro della Chiesa e dei cattolici di tutto il mondo. la responsabilità è grande, come grande è anche la consapevolezza che la decisione non sarà frutto solo dei ragionamenti e dei calcoli degli elettori, ma sarà guidata da quello Spirito Santo inviato nel giorno della Pentecoste con la missione di illuminare le menti e i cuori degli uomini facendo conoscere loro “la verità tutta intera”.
Ancora un volta, Dio cammina e agisce in sinergia con l’uomo, non lo lascia solo, lo guida senza limitarne la libertà. Se il solo Spirito fosse stato sufficiente, i cardinali non avrebbero avuto bisogno di votare, sarebbe bastato un sorteggio ed ecco che, come per magia, da un’urna sarebbe spuntato il nome del nuovo Pontefice. Ma il Signore, nella sua infinita sapienza, ha chiesto e continua a chiedere la collaborazione dell’uomo per costruire un mondo d’amore e di pace come lui l’ha sempre sognato.
Prima di approssimarsi alle votazioni, i cardinali celebrano la messa pro eligendo e recitano una particolare e antica preghiera intitolata Ádsumus, dalla parola con cui si apre. Una preghiera solitamente poco nota e però di grande valore in cui invocano lo Spirito Santo chiedendo che li guidi nella scelta aiutandoli a superare parzialità e simpatie personali.

Siamo qui dinnanzi a te, o Spirito Santo Signore; siamo qui oppressi dall’enormità del nostro peccato ma riuniti in modo speciale nel tuo nome.
Vieni a noi e resta con noi; degnati di penetrare nei nostri cuori.
Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, indicaci il cammino da seguire, e mostraci come operare perché con il tuo aiuto possiamo piacerti in tutto
Sii tu solo a suggerire e a portare a compimento le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.
Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami la perfetta equità.
Non ci faccia deviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non c’influenzino cariche o persone; tienici invece fortemente stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una cosa sola in te e in nulla ci discostiamo dalla verità.
Proprio perché riuniti nel tuo nome, fa’ che sempre sappiamo praticare la giustizia temperandola con la pietà così che quaggiù il nostro giudizio non si discosti mai dal tuo, e un giorno ci sia dato, per le nostre responsabilità ben adempiute, il premio eterno. AMEN

L’augurio di ogni cristiano è che i cardinali aprano la mente e il cuore e ascoltino la voce soave dello Spirito. Tanti i nomi dei papabili. Il filippino Luis Antonio Tagle, dato per favorito fino a qualche giorno fa, è finito in ombra mentre salgono le quotazioni dell’italiano Angelo Scola e i cardinali statunitensi Donal e O’Malley. Chiunque sarà il nuovo Papa, avrà il difficile compito di far riavvicinare la Chiesa al mondo dei credenti. Benedetto XVI è stato per alcuni versi grande innovatore, per altri è rimasto legato alla tradizione mancando di compiere quei passi ormai divenuti decisivi.
La Chiesa, sempre pronta ad accogliere i suoi figli, deve ora diventare missionaria e andare incontro all’uomo, come il padre che corre verso il figliol prodigo. Deve sapersi aprire alle istanze della modernità avendo il coraggio di discutere, con mentalità aperta, di temi quali la comunione ai divorziati, il riconoscimento delle coppie di fatto, il testamento biologico. Improbabile che si arrivi a mettere in discussione, oggi, il celibato dei sacerdoti. Ma la Chiesa, per troppo tempo distante dal mondo reale in cui i suoi credenti vivono, soffrono e sperano, deve avere il coraggio di andare incontro ai cristiani e dare loro risposte adeguate ai problemi della modernità, prendendo atto dei cambiamenti in corso nella società e non fingendo semplicemente che determinati fenomeni non esistano, o che basti condannarli per farli scomparire.

Benedetto XVI compie 85 anni: auguri Santo Padre!

Papa Benedetto XVI compie oggi 85 anni. Nessuna celebrazione speciale, solo la festa in famiglia con il fratello monsignor Georg Ratzinger, che si fermerà a Roma fino al 19 aprile, giorno del settimo anniversario di pontificato.
Ieri, alla recita del Regina Caeli in Piazza San Pietro, ha chiesto ai fedeli di pregare per lui, affinché non gli manchi la «forza» per la sua missione.
«Giovedì prossimo, in occasione del settimo anniversario della mia elezione alla Sede di Pietro, vi chiedo di pregare per me, perché il Signore mi dia la forza di compiere la missione che mi ha affidato», ha affermato Benedetto XVI.
Auguri al Papa sono arrivati da tutto il mondo, da personaggi più o meno illustri e da persone semplici che attraverso i messaggi sui social network hanno voluto esprimere l’affetto per il Santo Padre.
Benedetto XVI è un Papa molto amato. Non c’è l’entusiasmo travolgente delle folle che c’era con Giovanni Paolo II, ma tutti gli riconoscono un grande coraggio nell’affrontare le questioni delicate del mondo contemporaneo. E’ un fine teologo, un Papa delle parole che parla al cuore e anche molto alla mente dell’uomo. E l’uomo, oggi più che mai, ha bisogno di ricevere queste parole.
In un editoriale per il Ctv, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha sottolineato come in questi sette anni, fitti di viaggi, Sinodi, Gmg, encicliche e innumerevoli altri discorsi e atti magisteriali, «abbiamo visto il Papa affrontare con coraggio, umiltà e determinazione – cioè con limpido spirito evangelico – situazioni difficili. Abbiamo soprattutto imparato dalla coerenza e costanza del suo insegnamento che la priorità del suo servizio alla Chiesa e all’umanità è orientare la vita verso Dio».

AUGURI SANTO PADRE

La preghiera e il silenzio di Dio

Il Papa ha ripreso oggi le udienze generali in Piazza San Pietro e ha concluso le sue catechesi sulla preghiera di Gesù soffermandosi sul tema del silenzio di Gesù, “così importante nel rapporto con Dio”. Il papa ha spiegato che “la dinamica di parola e silenzio, che segna la preghiera di Gesù in tutta la sua esistenza terrena, soprattutto sulla croce, tocca anche la nostra vita di preghiera in due direzioni. La prima è quella che riguarda l’accoglienza della Parola di Dio. E’ necessario il silenzio interiore ed esteriore perché tale parola possa essere udita. Questo principio che senza silenzio non si sente, non si ascolta, non si riceve una parola, questo principio vale per la preghiera personale soprattutto, ma anche per le nostre liturgie: per facilitare un ascolto autentico, esse devono essere anche ricche di momenti di silenzio e di accoglienza non verbale”.
“C’è però – ha proseguito – anche una seconda importante relazione del silenzio con la preghiera. Non c’è, infatti, solo il nostro silenzio per disporci all’ascolto della Parola di Dio; spesso, nella nostra preghiera, ci troviamo di fronte al silenzio di Dio, proviamo quasi un senso di abbandono, ci sembra che Dio non ascolti e non risponda. Ma questo silenzio di Dio, come è avvenuto per Gesù, non segna la sua assenza. Il cristiano sa bene che il Signore è presente e ascolta, anche nel buio del dolore, del rifiuto e della solitudine. Gesù rassicura i discepoli e ciascuno di noi che Dio conosce bene le nostre necessità in qualunque momento della nostra vita. Un cuore attento, silenzioso, aperto, è più importante di tante parole. Dio ci conosce nell’intimo, più di noi stessi, e ci ama: saper questo deve essere sufficiente. Nella Bibbia l’esperienza di Giobbe è particolarmente significativa al riguardo. Quest’uomo in poco tempo perde tutto: familiari, beni, amici, salute; sembra proprio che l’atteggiamento di Dio verso di lui sia quello dell’abbandono, del silenzio totale. Eppure Giobbe, nel suo rapporto con Dio, parla con Dio, grida a Dio nella sua preghiera, nonostante tutto, conserva intatta la sua fede e alla fine scopre il valore della sua esperienza e del silenzio di Dio. E così alla fine, rivolgendosi al Creatore, può concludere: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5). Questa estrema fiducia che si apre all’incontro profondo con Dio è maturata nel silenzio. San Francesco Saverio pregava dicendo al Signore: io ti amo non perché puoi darmi il paradiso o condannarmi all’inferno, ma perché sei il mio Dio. Ti amo perché Tu sei Tu”.
“E come – si chiede il Papa – Gesù ci insegna a pregare? Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una chiara risposta: «Gesù ci insegna a pregare, non solo con la preghiera del Padre nostro, certamente l’atto centrale dell’insegnamento su come pregare, ma anche quando egli stesso prega. In questo modo, oltre al contenuto, ci mostra le disposizioni richieste per una vera preghiera: la purezza del cuore, che cerca il Regno di Dio e perdona i nemici; la fiducia audace e filiale, che va al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo; la vigilanza, che protegge il discepolo dalla tentazione» (n. 544)”.
“Percorrendo i Vangeli – ha sottolineato il papa – abbiamo visto come il Signore sia, per la nostra preghiera, interlocutore, amico, testimone e maestro. In Gesù si rivela la novità del nostro dialogo con Dio: la preghiera filiale, che il Padre aspetta dai suoi figli. E da Gesù impariamo come la preghiera costante ci aiuti ad interpretare la nostra vita, ad operare le nostre scelte, a riconoscere e ad accogliere la nostra vocazione, a scoprire i talenti che Dio ci ha dato, a compiere quotidianamente la sua volontà, unica via per realizzare la nostra esistenza”.
“Il punto più alto di profondità nella preghiera al Padre, Gesù lo raggiunge al momento della Passione e della Morte, in cui pronuncia l’estremo «sì» al progetto di Dio e mostra come la volontà umana trova il suo compimento proprio nell’adesione piena alla volontà divina e non nella contrapposizione. Nella preghiera di Gesù, nel suo grido al Padre sulla croce, confluiscono «tutte le angosce dell’umanità di ogni tempo, schiava del peccato e della morte, tutte le implorazioni e le intercessioni della storia della salvezza. Ed ecco che il Padre le accoglie e, al di là di ogni speranza, le esaudisce risuscitando il Figlio suo. Così si compie e si consuma l’evento della preghiera nell’Economia della creazione e della salvezza» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2598)”.
Il Papa ha quindi concluso : “Cari fratelli e sorelle, chiediamo con fiducia al Signore di vivere il cammino della nostra preghiera filiale, imparando quotidianamente dal Figlio Unigenito fattosi uomo per noi come deve essere il nostro modo di rivolgerci a Dio. Le parole di san Paolo sulla vita cristiana in generale, valgono anche per la nostra preghiera: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39)”.

Italia del Rugby, c’è chi parla del Cammino Neocatecumenale

In occasione del secondo turno del “Sei nazioni”, l’Italrugby attende sabato 11 febbraio a Roma due ospiti “difficili”: tanta neve e diecimila supporter dell’Inghilterra. Per affrontare l’impresa della vita, battere per la prima volta nella sua storia la temibile Inghilterra, l’Italrugby lascia lo storico Stadio Flaminio, per puntare sulla capienza del primo impianto della Capitale e sul calore dei ben più numerosi tifosi che potrà contenere.
Benché i pronostici siano tutt’altro che favorevoli (17-0 a favore degli inglesi il bilancio dei precedenti incontri), il commissario tecnico della Nazionale azzurra Jaques Brunel e capitan Marco Bortolami sono ottimisti. «Se riusciremo a vincere – ha annunciato il ct Brunel – sarà una cosa incredibile. Credo che possa essere un momento chiave per il rugby in Italia. Possiamo mettere in moto dinamiche interessanti per la squadra e per l‘intero movimento». «Vogliamo rendere storico questo debutto nel tempio calcistico di Roma», suona la carica Bortolami, che per la novantesima volta indosserà la fascia di capitano.
Oltre alla tattica, tra gli Azzurri c’è chi confida in un’arma segreta. «Grazie alla mia famiglia, da qualche anno ho intrapreso insieme a mia moglie il cammino neocatecumenale», ha spiegato Giovanbattista Venditti, 21 annni, originario di Avezzano, sposato con un figlio. «Prima delle partite – prosegue Venditti, che ha esordito nell’Italrugby proprio nel Sei nazioni 2012 – mia madre prega affinché io non mi faccia male. Pregare prima di ogni match mi dà tanta forza, e alla fine ringrazio sempre. Si può dire che la preghiera è il mio doping personale».
 
fonte: http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=8062