E se il senso della vita fosse ritornare?

Ascoltavo vecchie canzoni e mi è venuta voglia di scrivere. A volte penso che il senso della vita sia ritornare. Ritornare ai luoghi che abbiamo vissuto e che ci hanno reso felici, ritornare a quelle situazioni che abbiamo lasciato in sospeso per chiudere il cerchio, ritornare a quelle persone che ci hanno segnato e la cui assenza diventa fantasma nei nostri giorni.

Sono passati anni e tanto dolore prima di ritrovarmi a questo punto, ho fatto un giro enorme, allontanandomi da tutto ciò che mi faceva male e dalle persone che avevo ferito ma oggi mi accorgo che ogni passo l’ho compito nella loro direzione, aspettando il momento per dare e ricevere perdono e continuare il cammino con la zavorra più leggera e il cuore più ricco.

Nella vita ogni cosa ha il suo momento per maturare. A volte vogliamo precorrere i tempi con il rischio di trovarci davanti al fallimento. Pazienza e perseveranza sono gli ingredienti per arrivare lontano. Un passo dopo l’altro e senza accorgermene ho fatto un lungo giro in tondo e ho ritrovato chi avevo perduto lungo il cammino.

Perdono. Una parola che oggi abbiamo dimenticato, persa nei meandri della modernità che ci vuole perfetti e orgogliosi. Invece, come diceva Nelson Mandela, “il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente”. Anche perdonare se stessi è difficile.

Il perdono risana, cancella il dolore, ma non restituisce il tempo perduto. Un vaso rotto e incollato non è la stessa cosa di un vaso nuovo ma quei pezzi troveranno comunque il modo di rimanere insieme perché la forza che li lega è più potente di quella che li separa.

È per questo che penso che la vita sia un ritornare. Perché per quanto ci porti lontano, nel tempo e nello spazio, quello che è nel nostro cuore non ci abbandona mai e prima o poi trova il modo di raggiungerci, anche se sotto nuove forme. È il dono che la vita ci fa, tenere stretti i pezzi del nostro cuore affinché non vada in frantumi.

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Oggi ho deciso di perdonarmi

perdonarsi

Molte volte ci capita di fermarci a guardare indietro. Ripensiamo a quel passato che ci fa paura ricordare e ci accorgiamo che chissà, in un altro momento, avremmo agito in modo diverso. “Se avessi detto questo”, “Se avessi fatto così”: azioni, errori, ferite di battaglia che ancora non si sono rimarginate formano parte del nostro presente, anche se sono cose accadute molto tempo fa. “Forse avrei potuto farlo meglio”, ci ripetiamo in continuazione. Ma la verità è che non possiamo cambiare il passato, per quanto lo vogliamo.

farfalle

Abbiamo dato il nostro amore a persone che spesso ci hanno ferito, confuso, lasciato smarriti, facendoci perdere tutto quello che avevamo conquistato e per cui avevamo tanto lottato. Abbiamo agito secondo idee anche non erano le nostre, creduto in falsi amici che si sono approfittati di noi e poi ci hanno abbandonato. Spesso ci lamentiamo di aver vissuto situazioni ingiuste o altre che, in un certo senso, meritavamo. Oggi diciamo BASTA: basta lamentarsi per avvenimenti del passato, mettiamo da parte tutto ciò che ci ferisce perché abbiamo il diritto, e il dovere, di perdonare noi stessi.

Non è insolito cadere e lamentarsi, perciò rifiutiamoci di abituarci a cadere e rimanere a terra, perché non siamo vittime, siamo padroni della nostra vita e delle nostre azioni, anche quando sbagliamo e commettiamo errori. Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte, dato che nessuno può decidere per noi e, anche se lo sappiamo, spesso ce ne dimentichiamo. So che sembra terribile, e lo è, ma fa parte delle lezioni che la vita ci impartisce, degli ostacoli che si presentano nel corso della nostra esistenza: dobbiamo essere coraggiosi e levare lo sguardo verso il futuro.

felicità

Ti è permesso sognare, lottare per ciò che vuoi e vincere. Non lasciare che gli errori del passato decidano ciò che sei oggi, è ora di PERDONARTI. Vivi senza catene, le mente è preziosa ma anche pericolosa, puoi usarla a tuo favore o contro di te, il perdono è qualcosa che meriti sempre e che non può mancare nella tua vita. Migliora l’autostima e la fiducia in te stesso, dimentica i pensieri negativi, concentrati sulle cose positive, su ciò che ti appassiona, sorridi e ridi di nuovo. Fai un viaggio e ricorda che ogni giorno è una nuova opportunità per ricominciare.

Cos’è l’amore?

Un giorno chiesi a un saggio: «Cos’è l’amore?».
Non mi parlò di sentimenti né di cuori che battono all’impazzata né di corpi che si uniscono nell’urgenza del desiderio. Niente di tutto questo.
«L’amore – mi disse – è essere responsabile dell’altro. E’ avere cura dell’altro e continuare a stargli accanto anche quando diventerà antipatico e insopportabile, anche quando la penserà diversamente da te, non ti comprenderà, non ti desidererà e non riuscirà più a rintracciare nel suo cuore il sentimento che vi ha unito. Amare è accogliere l’altro così com’è, giorno dopo giorno, con i suoi limiti e le sue debolezze. Amare è perdonare anche quando fa troppo male, anche quando vieni tradito. In amore non esiste l’espressione “ho perso la fiducia in te”. Gesù non ha perso la fiducia nei suoi discepoli. Erano stati tre anni con lui e non avevano capito niente, nel momento della prova lo avevano abbandonato e rinnegato ma lui ha spalancato le sue braccia sulla croce e li ha raccolti in un immenso abbraccio. Non li ha cacciati via, ha continuato a credere in loro e ad amarli. Sei vuoi amare veramente, devi fare come Gesù: accogliere, perdonare, dare la vita».
«E’ un discorso duro, chi potrà comprenderlo?», domandai perplessa.
«Ricorda, la vita regala momenti di grande gioia ma solo nella misura in cui sei disposta a  sacrificarti. I sentimenti degli uomini sono inaffidabili, cambiano spesso, e anche il desiderio svanisce. L’unico modo per rendere l’amore eterno è lottare per esso ogni giorno senza arrendersi mai, neppure quando tutto sembra perduto».
Ringraziai il saggio e andai via. Alla prossima domanda solo io avrei potuto trovare la risposta: sono capace di amare così?

Ania Goledzinowska: la top model lascia tutto e va a vivere a Medjugorje

Dalla villa ad Arcore di Silvio Berlusconi al monastero di Medjugorje. La modella polacca Ania Goledzinowska, fidanzata del nipote dell’ex premier, Paolo Enrico Beretta, ha lasciato l’Italia e la vita lussuosa che conduceva per ritirarsi in convento nella cittadella mariana della Bosnia-Erzegovina e per dedicare la propria vita alla preghiera. Era lei, volto della casa di moda Chanel, che, per la festa di compleanno di Berlusconi del 2008, uscì in bikini da un pacco infiocchettato per cantare «Auguri presidente».
Per Ania Goledzinowska è stata una radicale conversione («avevo una sorta di allergia per i sacerdoti e la Chiesa»), scaturita da un viaggio a Medjugorje. Al giornale inglese Catholic Herald racconta: «Mi sono resa conto di non essere mai stata veramente felice in tutta la mia vita». Poi la depressione. «Avevo una vita privilegiata che non mi piaceva più, volevo cose semplici, normali, finché una mattina chiamai un amico e gli chiesi di aiutarmi a tornare definitivamente a Medjugorje o mi sarei buttata dalla finestra: me ne sono andata dall’ Italia con due valigie senza dire niente a nessuno». Era il 25 giugno, e Ania era attesa in Sardegna da un nuovo lavoro al «Billionaire» di Briatore, proprio nel 30˚ anniversario dell’apparizione della Madonna a Medjugorje.
«Ora vivo in una comunità mariana con preti e suore, mi sveglio alle cinque, recito il rosario scalando il monte Podbrdo poi rientro per la santa messa – spiega-. Offro il mio aiuto pulendo le stanze e i bagni, stirando e cucinando. Abbiamo anche un orto e do da mangiare alle galline. Nel pomeriggio riposo e alle sei abbiamo le preghiere. Molti vecchi amici non capiscono la mia scelta, ma io non sono mai stata così felice, qui mi sento amata da Dio e soddisfatta di ciò che faccio». Nessuna nostalgia dei party esclusivi e dei vestiti eleganti: «Indosso gli “abiti della Providenza” che lasciano qui i pellegrini».
Il suo fidanzato «all’inizio è rimasto sconvolto dalla decisione, per due settimane non ha saputo dove fossi, ci siamo visti dopo un mese quando ho deciso il trasferimento definitivo a Medjugorje e ha detto di aver compreso: in tre anni è l’unico uomo che mi abbia sempre rispettata». Del «buon compleanno» cantato a Berlusconi si limita a dire che «dopo Medjugorje ci sono tante cose che non rifarei. Gesù salva i peccatori come me».

L’ex fotomodella lavora all’associazione «Cuori puri» per chi vive in castità fino al matrimonio. Il loro segno di riconoscimento: «anelli numerati». Ritiene di «aver dovuto vivere in passato cose cattive per poter dare testimonianza oggi che si può cambiare e che la vita reale è qualcosa di diverso». Si definisce la «prima delle peccatrici» e ora «non voglio perdere il dono di gioire della grazia di Dio».
Dalla mondanità più sfrenata al santuario della fede: «Non sono scappata dal mondo, qui ho imparato l’amore e il perdono. Tutti possono avere una seconda opportunità nella vita. Ora so che bisogna perdonare per poter essere perdonato. Devo farlo per me stessa, per svuotarmi del risentimento che incatena il cuore e per lasciare che Dio agisca dentro di me». A Medjugorje «non si viene per assistere ad altri miracoli», sostiene: «Il vero miracolo è il distacco, poi la Madonna si prende cura di tutto il resto». Un viaggio di sola andata. «In quello che è stato per anni il mio mondo è inconcepibile che io possa essere felice facendo quello che prima faceva la mia cameriera – evidenzia Ania-. Mi sento come quando ero bambina e vivevo con la mia povera e semplice famiglia. So che adesso le persone mi sono vicine per ciò che realmente sono e non per profitto. Ho abbandonato tutto e non mi manca niente. Di sicuro qui a Medjugorje non ho bisogno delle scarpe di Chanel. Ora faccio ciò che Dio si aspetta da me».

Compassione per noi stessi

Voglio perdonarmi:
di inseguire la stella inaccessibile,
di essere fragile, di aver vergogna del mio dolore,
di accusarmi nella sventura,
di mantenere il desiderio di una perfezione irraggiungibile,
di essermi reso complice del mio persecutore,
di essermi messo fuori del mio cuore,
di aver rimuginato accuse offensive nei miei confronti,
di non essere stato capace di prevedere tutto,
di odiarmi senza compassione,
di sentirmi impotente ad accordare il perdono agli altri.
In breve, voglio perdonarmi
di essere umano.

Jean Monbourquette