Libertà e solitudine, due facce della stessa medaglia

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A volte ti senti come se non avessi un posto nel mondo. Totalmente libero ma senza radici, senza un luogo che possa veramente chiamare casa. È ovunque la tua casa. E in nessun posto.

Impari presto che non puoi legarti e niente e a nessuno, che ogni persona, cosa o luogo è passeggero e che non sai per quanto tempo rimarrà nella tua vita. Impari a contare su te stesso e a non aspettarti niente dagli altri, a vivere ogni istante come se fosse un dono e a non avere ansia per il domani.

Ti senti libero, fluido, sviluppi una grande capacità di adattamento ai vari contesti e sai che oggi sei qua, domani potresti essere da un’altra parte, con altra gente.

Eppure, in fondo al tuo cuore senti un richiamo profondo a quelle radici che sai di avere e che ti portano a desiderare stabilità, rapporti autentici e duraturi, persone che accompagnino il tuo cammino, un posto che puoi chiamare casa e a cui tornare quando non hai più voglia di inseguire chimere.

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È bella la libertà, è alito di vita nei giorni tristi e sempre uguali. Ma è un’arma a doppio taglio. Il rovescio della medaglia è la solitudine a cui spesso ci condanniamo, l’incapacità di stabilire relazioni autentiche, la paura di perdere ciò che amiamo, di essere delusi e non amati.

La libertà, la fluidità, allora diventano solo una maschera per nascondere l’insicurezza: è molto più semplice fingere che non ci importi di niente e di nessuno che rischiare di legarsi e perdere. E mentre chiudiamo gli altri fuori, rimaniamo intrappolati dentro noi stessi.

Tocchiamo la vita di tutti ma non entriamo a far parte di nessuna. Lasciamo che tutti sfiorino la nostra vita ma non permettiamo a nessuno di restare.

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Sono esattamente dove non volevo essere. E sono felice. Come una decisione ti cambia la vita

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Ti svegli una mattina e sei a Roma. Dalla finestra scorgi in lontananza la Cupola di San Pietro, che si erge maestosa sulla capitale e la protegge con la sua ombra. Ogni passeggiata è un incontro con la storia e l’arte che hanno reso grande l’Italia nei secoli: la fontana di Trevi, i Fori Imperiali e il Colosseo, Villa Borghese con il suo parco e piccoli gioielli della cristianità, più o meno noti. Non è la città in cui volevi essere, ma è comunque un capolavoro.

È impressionante come il caso, il destino o la provvidenza – scegliete voi ciò in cui credere – cambino le carte in tavola e, in una sola mano, i tuoi progetti, i tuoi desideri, la tua vita si capovolgano presentandoti nuove avventure, nuove sfide a cui non avevi mai pensato.

Un biglietto aereo solo andata per Madrid si trasforma in un viaggio in auto verso Roma, complice una proposta di lavoro che non puoi rifiutare. E la tua vita prende una direzione completamente diversa da quella che avevi immaginato.

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Dopo un mese ancora non ti spieghi perché, ma sei sicuro che nulla accada per caso. Non sei uno di quelli che crede al destino, no. Tu pensi che ognuno costruisca il proprio destino con le scelte che compie ogni giorno, piccole o grandi che siano, e che ogni decisione porterà alla realizzazione di qualcosa di meraviglioso, parte di un disegno d’amore più grande.

E così, dopo una giornata di lavoro stressante, ti siedi soddisfatto alla scrivania, ansioso di scoprire cosa ha in serbo il futuro per te, quali sorprese la vita ancora ti regalerà. Perché sei certo che, anche se hai poggiato solo un paio di mattoni, la casa verrà su bene. Ci vorrà tempo, impegno e fatica ma tutto questo non ti spaventa. La ricompensa varrà la pena. E quello che hai lasciato non sarà un rimpianto ma semplicemente una strada che non ti avrebbe condotto alla meta a cui aspiri.

Paura? No grazie, preferisco l’amore

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Paura. Amore. Due termini antitetici su cui, spesso, si gioca la nostra esistenza. Da una parte, un sentimento che paralizza, gela il cuore e il corpo e rende incapaci di qualsiasi reazione che non sia la fuga. Dall’altra, un sentimento che abbatte ogni barriera, apre alla bellezza e alla gioia della vita, rende fecondi, liberi.

In mezzo, la speranza: il motore propulsore del cambiamento, in grado di scardinare il muro della paura e mostrare che un nuovo mondo è possibile. Basta solo aver fiducia. E la fiducia non è un sentimento passivo, l’aspettare che accada qualcosa, è credere in se stessi e nelle proprie capacità, rimboccarsi le maniche ogni giorno e costruire la vita che si desidera.

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Ci saranno momenti difficili, eventi che non capiremo, solitudini che ci stringeranno il cuore. L’importante è non lasciarsi scoraggiare ma perseguire con forza e determinazione il proprio obiettivo, senza accontentarsi di ciò che si trova lungo la strada solo per timore di rimanere a mani vuote.

La vita ci dà tanto, impariamo a non sprecarne i doni per paura o per inseguire chimere, spinti da un’eterna insoddisfazione e dal desiderio di avere qualcosa in più, qualcosa di nuovo e più eccitante.

Il brivido dell’avventura ci fa sentire vivi ma dura un attimo. L’amore è impegnativo e richiede sacrificio ma, forse, vale la pena.

Paura, l’unico ostacolo alla realizzazione dei nostri sogni

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Molte volte vi ho parlato dell’importanza di avere dei sogni e dell’impegno e della determinazione necessari per realizzarli. Oggi voglio analizzare il rovescio della medaglia: la paura. Quella che ci blocca e ci paralizza, che ci impedisce di fare il passo decisivo verso tutto ciò che abbiamo sempre desiderato.

A volte la paura è necessaria, frutto del primordiale istinto di sopravvivenza che ci permette di fuggire dalle situazioni pericolose, di metterci al riparo da tutto ciò che potrebbe nuocerci. Altre volte, invece, è la paura stessa a essere nociva.

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Ci fa vedere ostacoli laddove ci sono opportunità. Ci imbriglia in ragionamenti logici che fanno sembrare negativo tutto tranne rimanere fermi. Ma il vero rischio sta proprio nell’evitare il cambiamento, nel rifiutarsi di andare incontro alle novità che la vita ha in serbo per noi.

Vivere veramente significa assumersi dei rischi, aspettare l’insperato, saper accettare il bene e il male, trasformarli in un’occasione di crescita e andare avanti. Continuare con il proprio percorso. Se rifiutiamo di iniziare un nuovo cammino per paura di inciampare su una pietra ci impediremo anche di ammirare i fiori che crescono lungo il sentiero.

Credi in te stesso e scoprirai la bellezza della vita

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Stasera, dopo una giornata dura, ho voglia di scrivere qualcosa di bello. Qualcosa che ci faccia ancora credere nell’amore, nella bellezza della vita, nei sogni che si realizzano. A volte il passato ritorna, aprendo vecchie ferite che credevamo rimarginate ma che ancora non sono guarite del tutto. Il sangue si impasta con la saliva, lasciando l’amaro in bocca per le occasioni perdute, per le persone che non hanno saputo apprezzarci, per l’amore che eravamo pronti a dare e che è stato rispedito al mittente. Non gradito.

La delusione, il rifiuto, il fallimento ci fanno chiudere in noi stessi ma non ci accorgiamo che si tratta di una trappola. Pensiamo che serrando il cuore ci metteremo al riparo dalla sofferenza ma mentre lasciamo gli altri fuori, chiudiamo noi stessi dentro. Da soli.

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La tentazione è forte ma proprio in quei giorni in cui ci sentiamo stanchi, scoraggiati, amareggiati è importante trovare un motivo per essere grati alla vita e tornare ad apprezzarne la bellezza. La presenza di un amico, un gesto di tenerezza inaspettato, una parola di apprezzamento: queste sono alcune delle cose per cui vale la pena tornare a sorridere.

Non importa quanto difficile sia stata la mia giornata, o la tua, questa sera voglio ancora credere che ci saranno nuove occasioni, nuovi successi, nuove emozioni; che prima o poi arriverà chi sarà apprezzarci e accogliere l’amore che avremo da donare; che domani la nostra cicatrice non farà più male e continueremo a camminare a testa alta, anche di fronte a chi ci ha ferito, con la consapevolezza del nostro valore.

Amore, consigli per cacciatrici inesperte

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Gli uomini ci accusano di essere diventate cacciatrici. Questo li destabilizza e gli ha fatto perdere fiducia nel genere femminile. Ma quando mai noi donne abbiamo rinunciato a scegliere i nostri partner? Quello che abbiamo perso, semmai, è la capacità di attrarre e sedurre.

La storia è piena di esempi di donne che hanno usato astuzia e bellezza per irretire gli uomini e usarli a loro piacimento, vuoi per ottenere potere, vuoi per sollazzarsi tra le lenzuola con giovani prestanti. Basti pensare a Cleopatra, che per anni tenne in scacco Giulio Cesare prima e Marco Antonio poi, decidendo le sorti di ben due imperi. La bella regina egiziana è forse la capostipite e la più famosa delle donne che hanno esercitato il loro fascino per “cacciare” gli uomini, ma non è sicuramente l’unica. Potremmo citarne migliaia, ma ciò che interessa non sono i loro nomi bensì la loro arte.

Fascino, seduzione, astuzia: sono le parole chiave per apprendere le lezioni del passato e trasformarci da semplici cacciatrici in maestre dell’arte venatoria. La prima regola è lasciare sempre all’uomo l’illusione della conquista. Dopo aver individuato la nostra preda, evitiamo di essere precipitose o, peggio ancora aggressive. E’ proprio questo atteggiamento che spaventa gli uomini e li fa scappare. Abbiamo la pazienza di saper osservare e aspettare, studiamo la nostra preda, cerchiamo di conoscerne abitudini e gusti per poi mettere a punto la strategia migliore. La fretta è sempre cattiva consigliera e quasi mai ci porta al raggiungimento dei nostri obiettivi.

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Siamo sfuggenti. Non riveliamo mai troppo di noi stesse e delle nostre intenzioni e, soprattutto, non offriamoci mai. Lanciamo segnali più o meno espliciti, incuriosiamo gli uomini lasciando indizi qua e là ma non serviamogli mai noi stesse su un piatto d’argento. Capiamo quando è il momento di troncare una conversazione, una chat e semplicemente spariamo, lasciando nell’aria il profumo di noi. In questo modo eviteremo di scadere nella noia e nella banalità, facendo sì che l’uomo perda l’interesse, e stuzzicheremo la sua fantasia quel tanto che basta a spingerlo a desiderarci. E, nel caso in cui ciò non dovesse accadere, avremo salva la nostra dignità perché ci siamo esposte ma non troppo.

Lasciamo che sia l’uomo a compiere la mossa decisiva.  Forse, allora, smetteranno di sentirsi intimiditi dalle nuove cacciatrici e recupereranno il gusto di corteggiarci e farci sentire importanti con quei piccoli gesti che tanto piacciono a noi donne.

Donne che odiano l’amore ma vogliono essere amate

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Siamo donne. Siamo esseri emancipati e indipendenti ma allo stesso tempo bisognosi d’amore. Siamo abituate a combattere per dimostrare il nostro valore, cerchiamo di affermare il nostro diritto a essere libere di vivere la vita come più ci piace, senza dover dipendere da un uomo. Siamo abituate a prenderci ciò di cui abbiamo voglia, a nasconderci dietro la maschera della super-donna senza sentimenti, che vive di relazioni fugaci e non vuole impegnarsi.

Siamo talmente abituate a non essere più corteggiate e desiderate che ormai ci stupiamo molto di più se un uomo passa del tempo in nostra compagnia senza provarci piuttosto che se ci salta addosso in cerca di facili avventure.

I tempi sono cambiati, e le dinamiche tra i sessi pure. Ma c’è qualcosa che non cambia mai. La nostra paura di amare e il desiderio di incontrare qualcuno che corra dei rischi per noi, che ci trovi interessanti oltre che appetibili, che voglia stare con noi e non solo con il nostro corpo.

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Siamo state ferite tante volte e abbiamo sempre trovato il coraggio di rialzare la testa. Questo ci ha reso persone forti. Non vogliamo che qualcuno ci sminuisca o ci faccia sentire inutili, vogliamo essere apprezzate per ciò che siamo e non essere cambiate. Quando desideriamo veramente qualcosa combattiamo e non ci importa di dover smuovere mari e monti per ottenerla.

Tuttavia, continuiamo ad aver bisogno di affetto, tenerezza e amore, di qualcuno che ci faccia sentire importanti, amate. Molte volte pensiamo che, intanto che arrivi l’uomo giusto, conviene non rimanere ferme perché ogni lasciata è persa. Ci ripetiamo che è meglio salire sul primo treno che passa perché tanto, male che vada, possiamo sempre scendere e prenderne un altro.

Ciò che non capiamo è che ci buttiamo via, che mentre cerchiamo di anestetizzarci dal dolore ci provochiamo un’altra ferita che ci fa temere un po’ di più l’amore. Che le avventure ci donano il brivido dell’adrenalina ma ci lasciano solo con un gran senso di vuoto.

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Facciamo mea culpa e riflettiamo sul fatto che, se gli uomini pensano che non valga la pena corteggiarci, rispettarci e aspettarci, forse la colpa è anche un po’ nostra. Impariamo a capire cosa vogliamo e a scegliere, e forse non dovremo stupirci più se gli uomini non ci saltano addosso alla prima occasione.

Riacquistiamo il potere delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, dei nostri corpi e impareremo che riempie molto di più un abbraccio disinteressato, un tocco inaspettato, tenersi per mano e parlare e ridere fino all’alba chiusi in una macchina mentre fuori piove. Impareremo che queste cose lasciano un segno molto più profondo di qualche minuto di piacere, che l’amore ha a che fare molto più con la stima che con il sesso. E allora, forse, saremo veramente libere di amare e lasciarci amare e di vivere la vita che vogliamo davvero.