Vivisezione, Brambilla: «Solo un business, il governo dica no alle lobby del farmaco»

Michela-Vittoria-BrambillaOltre dodici milioni di animali ogni anno vengono sacrificati nei laboratori europei, novecentomila solo in Italia. Eppure il 92% dei farmaci che ha avuto risultati sugli animali non è efficace sull’uomo. Che la sperimentazione in vivo sia una necessità sono in molti a non crederlo e, tra questi, anche grandi scienziati e ricercatori, intervenuti oggi al convegno “La ricerca scientifica senza animali e il nostro diritto alla salute” organizzato presso la Camera dei deputati dalla Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente. «Si tratta di una violenza legalizzata, ritualizzata nelle procedure, nascosta dalla cosmetica del linguaggio», ha detto introducendo i lavori il deputato Michela Vittoria Brambilla.

«La sperimentazione sugli animali è solo un enorme business, mentre è dannosa e fuorviante per la nostra salute. Ma non possiamo più permettere che i grandi interessi economici di queste multinazionali e delle lobby che le tutelano prevalgano sul nostro diritto di avere una ricerca scientifica affidabile e davvero predittiva per l’uomo, relegando l’Italia, e l’Europa stessa, nelle retrovie del progresso scientifico per quanto riguarda la ricerca biomedica e tossicologica», ha detto la Brambilla, aprendo i lavori del convegno. Tra gli interventi, spiccano quelli di Claude Reiss, fisico e biologo cellulare dell’Università di Lille, e di Marcel Leist, professore alla School of medical biology in Germania, promotori dello sviluppo di metodi alternativi.

«A queste lobby che oggi più che mai fanno pressioni in Parlamento, perché sono da sempre abituate a scriversi le leggi da sole, a Bruxelles come a Roma – prosegue l’ex ministro – dico che non possono più imporre all’Europa un metodo di ricerca biomedica, la sperimentazione sugli animali, che non è mai stato realmente validato ed è ritenuto anti-scientifico e dunque fuorviante, da un numero di scienziati sempre più esteso e nei centri della scienza più accreditati, in quanto le risposte ottenute su un animale non sono trasferibili alla specie umana. Sempre a questi signori che lucrano sulla sofferenza di milioni di animali dico che non possono più mettere a repentaglio la salute dei cittadini, ostacolando l’accesso a metodi di ricerca ben più esaurienti, affidabili, veloci ed economici, realizzati con nuove e straordinarie tecnologie, già di uso comune in molti paesi, come ad esempio gli Stati Uniti. Questo chiede la stragrande maggioranza degli italiani, questa è la vera sfida per la ricerca nel terzo millennio».

Il convegno si tiene proprio mentre il Parlamento sta esaminando il decreto applicativo dell’art.13 della legge di delegazione europea, con la quale, lo scorso 3 agosto, il parlamento ha introdotto principi e criteri innovativi e restrittivi (norme scritte proprio dall’ex ministro Brambilla) tra cui, per esempio, la promozione dei metodi alternativi, il divieto di eseguire esperimenti senza anestesia o analgesia, il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati ai laboratori, o ancora il divieto di fare sperimentazione sugli animali per test di tipo bellico, xenotrapianti e ricerche su sostanze d’abuso.

«Ora – denuncia la parlamentare di Fi – il governo sta cercando di stravolgere i contenuto di questa legge votata dal Parlamento italiano, con un decreto legislativo di attuazione che annulla gli effetti positivi di ben dieci dei nuovi principi introdotti, violando, quindi, l’art.76 della Costituzione. Confidiamo che il governo ritorni sui propri passi e rispetti il lavoro già svolto dalle camere e ancora di più rispetto il sentire della maggioranza degli italiani che sono fortemente contrari alla sperimentazione sugli animali».

Tumori da amianto, ricercatori italiani testano nuove cure

amiantoCi sono nuove prospettive per la cura del mesotelioma pleurico, tumore provocato principalmente dall’esposizione all’amianto. Un team di ricercatori italiani, guidato da Antonio Giordano, e che lavorano tra l’Istituto Tumori di Napoli-CROM, le università di Siena e Philadelphia, ha infatti identificato nuove terapie molecolari promettenti per il trattamento di questo cancro, che potrebbero essere velocemente applicate a livello clinico.

Il mesotelioma è un tumore molto aggressivo che origina dalla trasformazione neoplastica del mesotelio, il sottile tessuto che avvolge la cavità pleurica e altri organi interni. Il principale fattore responsabile di tale trasformazione e dello sviluppo del mesotelioma è l’esposizione all’amianto, un minerale fibroso le cui proprietà fisico-chimiche lo rendono incombustibile, resistente, filabile, isolante e miscelabile ad altre sostanze. Grazie a tali caratteristiche l’amianto ha trovato nel secolo scorso un ampio utilizzo industriale. Si contano oltre 3000 applicazioni commerciali tra industria, edilizia e prodotti di consumo. Nonostante l’utilizzo dell’amianto sia stato bandito in Italia nel 1992, alcune varietà sono ancora utilizzate in molti paesi del mondo.

Lo sviluppo del mesotelioma inoltre ha un tempo di latenza molto lungo, ciò vuol dire che possono trascorrere molti anni tra l’esposizione all’amianto e il manifestarsi della malattia, e vari studi, pertanto, ne ipotizzano un picco di incidenza nel prossimo decennio. L’amianto, inoltre, nonostante le attuali rigide disposizioni di legge, spesso non viene correttamente smaltito, il che potrebbe comportare un nuovo rischio, ossia un passaggio da una esposizione di tipo ‘occupazionale’ – a carico quindi dei lavoratori a contatto con l’amianto – ad una esposizione ambientale, in particolar modo nella nostra regione dove viene abbandonato in discariche abusive, a cielo aperto.

Questa ‘emergenza mesotelioma’ è aggravata dal fatto che la diagnosi di malattia è spesso tardiva e al momento non esistono modalità curative. La prognosi pertanto resta particolarmente infausta con una sopravvivenza media molto bassa – inferiore a due anni – e con poche eccezioni.

Per fronteggiare questa emergenza l’equipe di Giordano, oltre a studiare a livello molecolare gli effetti deleteri dell’amianto sull’organismo per trovare nuovi bersagli farmaceutici e possibili marcatori per una diagnosi precoce, è impegnata a saggiare nuove possibili terapie molecolari che potrebbero più velocemente trovare un impiego clinico, arrivando al letto del paziente.

Nel primo studio, pubblicato sulla rivista americana Cell Cycle, i ricercatori hanno saggiato l’effetto di nuovi agenti antitumorali su cellule di mesotelioma. «In questo lavoro abbiamo utilizzato dei farmaci ideati per riattivare la proteina p53, uno dei più importanti ‘oncosoppressori’ noti, che viene disattivato nella maggior parte dei tumori umani. Nel mesotelioma, sebbene p53 sia raramente mutata, essa è inattivata da alterazioni nel suo pathway» afferma Francesca Pentimalli dell’Istituto Tumori di Napoli-CROM di Mercogliano, coordinatrice dello studio. Fra le due droghe utilizzate, che bersagliano entrambe la proteina p53 ma con diversi meccanismi d’azione, una in particolare, RITA, si è rivelata molto tossica selettivamente per le cellule di mesotelioma, sia in coltura che in un modello di mesotelioma murino. RITA riesce a indurre efficacemente l’apoptosi – un tipo di morte cellulare programmata, che avviene mediante l’attivazione di una specifica ‘cascata’ di eventi – specificamente in cellule di mesotelioma e non in cellule ‘sane’.

«P53 è un componente cruciale del meccanismo di difesa contro il danno e lo stress cellulare e normalmente impedisce lo sviluppo tumorale inducendo l’arresto della crescita cellulare oppure innescando l’apoptosi. Capire come p53 determina il destino della cellula in seguito alla sua riattivazione mediata dai farmaci è fondamentale per poter applicare queste terapie» sostiene Alfredo Budillon, primario dell’Unità di Farmacologia Sperimentale dell’Istituto Tumori di Napoli-CROM di Mercogliano e coautore dello studio. Nel mesotelioma RITA si è rivelata in grado di favorire l’apoptosi mediata da p53 piuttosto che l’arresto della crescita probabilmente attraverso la riduzione di un’altra proteina chiave nella regolazione di questi processi, p21.

«La capacità di RITA di indurre apoptosi nel mesotelioma è sorprendente vista la refrattarietà di questo tumore verso questo processo. La variante più aggressiva, il più raro mesotelioma sarcomatoide, infatti, non ha risposto al trattamento probabilmente poiché esprime alti livelli di molecole che agiscono come inibitori dell’apoptosi», ipotizzano Domenico Di Marzo e Iris Maria Forte del CROM che insieme firmano il primo nome dell’articolo, «Resta da vedere se la combinazione di RITA con altri attivatori dell’apoptosi possa raggiungere l’efficacia terapeutica anche per i casi più aggressivi».

Intanto il trattamento con questo farmaco ha funzionato in sinergia con il cisplatino, il chemioterapico d’elezione per questa malattia, suggerendo che il suo possibile impiego clinico potrebbe affiancare il regime terapeutico di prima scelta e magari modificarne le dosi con la speranza di diminuire gli effetti collaterali e quanto meno migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da mesotelioma.

Sulla stessa linea il secondo lavoro, anch’esso pubblicato online a dicembre, sulla rivista internazionale Cancer Biology and Therapy. In questo studio gli autori hanno testato, per la prima volta nel mesotelioma, una nuova droga, l’MK-1775, in combinazione con il cisplatino. MK-1775 è un inibitore selettivo ed efficace della proteina WEE1, fondamentale per l’attivazione del checkpoint G2/M, ossia una fase di controllo innescata dal danno al DNA provocato da vari agenti fisici o chimici, inclusi molti farmaci chemioterapici ad azione genotossica. Questa fase di controllo è necessaria per riparare il DNA danneggiato prima che venga iniziato il processo di divisione cellulare. Il razionale di questo tipo di strategia si basa sul fatto che molte cellule tumorali si affidano proprio al checkpoint di fase G2/M per riparare il danno al DNA poiché nella maggior parte dei tumori i checkpoint che agiscono in altre fasi del ciclo cellulare sono frequentemente inattivati, come ad esempio quello mediato dalla proteina p53. Gli inibitori di WEE1 come MK-1775 possono quindi impedire l’attivazione del checkpoint in seguito al danno al DNA provocato da alcuni chemioterapici e forzare la cellula a dividersi nonostante il DNA sia danneggiato, innescando così l’apoptosi. «Come avevamo ipotizzato, l’MK-1775 ha sensibilizzato selettivamente le cellule di mesotelioma all’azione genotossica del cisplatino» afferma il primo autore del lavoro, Paola Indovina dell’Università di Siena ed Assistant Professor presso lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine, della Temple University di Philadelphia.

«Questi nostri studi, frutto della stretta collaborazione tra l’Istituto Tumori di Napoli-CROM e le Università di Siena e Philadelphia, sono mirati alla identificazione di nuove terapie molecolari promettenti per il trattamento del mesotelioma che potrebbero essere velocemente traslate alla clinica. L’MK-1775, ad esempio, è già in fase di sperimentazione clinica per altri tipi di tumori in diversi studi negli Stati Uniti. Il mesotelioma ha già fatto troppe vittime: la ricerca scientifica, ha risentito di tutti gli interessi economici legati all’utilizzo dell’amianto, e ora deve raddoppiare il passo per offrire nel più breve tempo possibile delle possibilità di cura» conclude Antonio Giordano, fondatore e Direttore dell’Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro e Medicina Molecolare presso la Temple University di Philadelphia e Professore di Patologia presso l’Università di Studi di Siena.

Freddo: come proteggersi dalle basse temperature

freddoIl freddo eccessivo può rappresentare una minaccia per la salute, soprattutto per anziani, bambini e persone malate. I soggetti a rischio più elevato sono: i cardiopatici, i soggetti affetti da patologie respiratorie croniche, persone anziane con problemi cognitivi, i neonati, persone che soffrono di altre malattie croniche (diabete, malattie della tiroide, malattie artritiche, dipendenze, patologie psichiatriche) o che assumono sostanze psicotrope o antinfiammatori, individui in condizioni di precarietà socio-economica, notoriamente più vulnerabili e a rischio di infezioni. Ma anche le persone giovani in apparente benessere possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi, se esposte a valori di temperatura eccessivamente bassi senza le opportune precauzioni. Il Ministero della Salute ha diffuso una guida utile e pratica per difendersi dal freddo. Ecco alcuni consigli.

COME PROTEGGERSI – Ecco alcuni consigli per proteggersi dai malanni tipici della stagione invernale, di cui l’influenza è il più comune, ma non il solo:

  1. Regolare la temperatura degli ambienti interni, in modo che la stessa sia conforme agli standard consigliati per temperature invernali (generalmente intorno ai 20 ÷ 22°C) e non trascurare l’umidificazione degli ambienti, riempiendo le apposite vaschette dei radiatori
  2. Proteggersi dagli sbalzi di temperatura quando si passa da un ambiente caldo ad uno freddo e viceversa
  3. Provvedere all’isolamento di porte e finestre, riducendo gli spifferi con appositi nastri o altro materiale isolante
  4. Aerare correttamente i locali: l’intossicazione da monossido di carbonio (es. a causa del malfunzionamento di caldaie o stufe a gas) è assai frequente e può avere conseguenze mortali
  5. Se si usano stufe elettriche o altre fonti di calore ( es. la borsa di acqua calda) evitare il contatto ravvicinato con le mani o altre parti del corpo, per evitare il rischio di folgorazioni o scottature
  6. Prestare particolare attenzione ai bambini molto piccoli e alle persone anziane non autosufficienti (es. controllando periodicamente la loro temperatura corporea)
  7. Mantenere contatti frequenti con anziani che vivono da soli (es. familiari, amici o vicini di casa) e verificare che dispongano di sufficienti riserve di cibo e medicinali. Segnalare ai servizi sociali la presenza di clochard per strada o altre persone in condizioni di difficoltà
  8. Assumere pasti e bevande calde (almeno 1 litro e ½ di liquidi), evitare gli alcolici perché non aiutano a difendersi dal freddo, al contrario favoriscono la dispersione del calore prodotto dal corpo
  9. Uscire di casa nelle ore meno fredde della giornata, soprattutto se si soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie, evitare di uscire la mattina presto e la sera
  10. Quando si esce indossare vestiti idonei: sciarpa, guanti, cappello ed un caldo soprabito, sono ottimi ausili contro il freddo
  11. Se si parte per un viaggio in auto non dimenticare di portare con se coperte e bevande calde.

COSA MANGIARE – Durante la stagione invernale si consiglia una dieta equilibrata, preferendo l’assunzione di pasti e bevande caldi, che aiuta a soddisfare le aumentate richieste metaboliche per la produzione di una maggiore quota di calore interno. Quando le temperature sono particolarmente basse si consiglia di:

  • bere almeno 2 litri di liquidi al giorno, salvo diverso parere medico; preferire bevande calde come té e tisane, o anche semplici spremute d’arancia
  • assumere pasti a base di frutta e verdura che contengono vitamine e sali minerali, molto utili per difendersi dalle insidie del freddo. In generale sono consigliati tutti gli alimenti contenenti vitamina E ed il beta carotene (un precursore della vitamina A), in grado di stimolare le difese immunitarie. Si ricorda che i cibi contenenti carotenoidi sono: carote, zucca, patate, pomodori, spinaci, carciofi, barbabietole rosse, broccoli, cavolfiori, peperoni, mentre quelli contenenti la vitamina E sono le mandorle, le nocciole, olio extravergine d’oliva, etc.
  • alimenti consigliati sono: la pasta con i legumi o la pasta con le verdure, che forniscono energia e fibre, ed il brodo caldo perché apporta liquidi e proteine digeribili. Il latte ed il miele possono essere un ottimo rimedio, tranne in caso di persone malate di diabete. La carne ed il pesce garantiscono il giusto apporto di proteine, indispensabili per l’organismo, he forniscono calore ed energia.
  • evitare di bere alcool e super alcolici perché possono causare una eccessiva dispersione del calore prodotto dal corpo e favorire l’insorgere di ipotermia.

La salute passa dalle mani

lavaggio maniLavarsi le mani, gesto semplice ma troppo spesso trascurato, rappresenta la misura più importante per prevenire la diffusione delle infezioni. A dirlo è il Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, che ha definito il lavaggio delle mani il “most important means of preventing the spread of infection”.
Le mani sono un ricettacolo di germi; circa il 20% è rappresentato da microrganismi non patogeni, che risiedono normalmente sulla cute senza creare danni. A questi, però, possono aggiungersi virus e batteri che circolano nell’aria o con cui veniamo in contatto toccando le più diverse superfici. Quando trovano un ambiente ideale, i germi vi si annidano e, se le condizioni ambientali lo consentono, proliferano moltiplicandosi ad un ritmo impressionante.
Possono sopravvivere per ore sulle superfici: giocattoli, telefoni, maniglie, tavoli, tastiere del computer, asciugamani o altri oggetti e da qui possono essere trasmessi al naso, alla bocca o agli occhi, semplicemente attraverso le nostre mani.
I germi patogeni che si annidano sulla nostra pelle possono essere responsabili di molte malattie, dalle più frequenti e meno gravi, come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe come il tifo, l’epatite A, il colera, la toxoplasmosi.

COME LAVARE LE MANI – Il lavaggio delle mani ha lo scopo di rimuovere i germi patogeni presenti sulla cute, attraverso un’azione meccanica. Ma non basta aprire il rubinetto e passare le mani sotto il getto dell’acqua per eliminare il problema. Ecco alcune semplici regole per un efficace e igienico lavaggio delle mani, suggerite direttamente dal Ministero della Salute.

  • Utilizza sapone (meglio quello liquido della saponetta) e acqua corrente, preferibilmente calda. Il sapone liquido non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare, come invece può accadere sulla superficie della saponetta
  • Applica il sapone su entrambi i palmi delle mani e strofina sul dorso, tra le dita e nello spazio al di sotto delle unghie (dove si annidano più facilmente i germi), per almeno 40-60 secondi
  • Risciacqua abbondantemente con acqua corrente
  • Asciuga le mani possibilmente con carta usa e getta o con un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda
  • Non toccare rubinetti o maniglie con le mani appena lavate. Per chiudere il rubinetto usa una salviettina pulita, meglio se monouso.
  • Applica, eventualmente, una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati.

Per rimuovere i germi dalle mani è sufficiente il comune sapone, ma, in assenza di acqua, puoi ricorrere ai cosiddetti hand sanitizers (igienizzanti per le mani), a base alcolica. In commercio esistono anche detergenti con azione battericida. In entrambi i casi, meglio non abusare di questi prodotti, perché potrebbero irritare la cute e aumentare la resistenza batterica alle infezioni.

QUANDO LAVARE LE MANI – Lavare frequentemente le mani è importante, soprattutto quando trascorri molto tempo fuori casa, in luoghi pubblici, spesso poco igienici. Alcune situazioni richiedono particolare attenzione, ad esempio:

PRIMA DI

  • Mangiare
  • maneggiare o consumare alimenti
  • somministrare farmaci
  • medicare o toccare una ferita
  • applicare o rimuovere le lenti a contatto

DOPO

  • aver tossito, starnutito o soffiato il naso
  • essere stati a stretto contatto con persone ammalate
  • essere stati a contatto con animali
  • aver usato il bagno
  • aver cambiato un pannolino
  • aver toccato cibo crudo, in particolare carne, pesce, pollame e uova
  • aver maneggiato spazzatura
  • aver usato un telefono pubblico, maneggiato soldi ecc.
  • aver usato un mezzo di trasporto (bus, taxi, auto ecc.)
  • aver soggiornato in luoghi molto affollati, come palestre, sale da aspetto di ferrovie, aeroporti, cinema ecc.

Di seguito, la locandina su Come lavarsi le mani con acqua e sapone dell’Oms, tradotta dal Ministero della salute.

lavare mani

Influenza, cos’è e come prevenirla

influenzaCon l’avvicinarsi della stagione fredda aumentano i casi di influenza. Per prevenirla, il Ministero della Sanità ha diffuso una guida con consigli pratici per evitare il diffondersi del contagio.

Come si trasmette l’influenza – L’influenza è una malattia provocata da virus (del genere Orthomixovirus) che infettano le vie aeree (naso, gola, polmoni). È molto contagiosa, perché si trasmette facilmente attraverso goccioline di muco e di saliva, anche semplicemente parlando vicino a un’altra persona. I sintomi che all’inizio la caratterizzano possono essere molto variabili, dal semplice raffreddore al mal di testa, dall’infiammazione della gola alla bronchite, ai dolori osteo-articolari. Nei bambini si osservano più frequentemente vomito e diarrea, negli anziani debolezza e stato confusionale.

L’influenza costituisce un importante problema di Sanità Pubblica a causa della ubiquità, contagiosità, e variabilità antigenica dei virus influenzali, dell’esistenza di serbatoi animali e delle possibili gravi complicanze. Frequente motivo di consultazione medica e di ricovero ospedaliero, e principale causa di assenza dal lavoro e da scuola, l’influenza è ancora oggi la terza causa di morte in Italia per patologia infettiva, preceduta solo da AIDS e tubercolosi.

A ciò va aggiunto che i sintomi dell’influenza sono simili a quelli di molte altre malattie; pertanto termine “influenza” viene spesso impropriamente attribuito ad affezioni delle prime vie aeree, di natura sia batterica che virale; ciò porta a due risultati contrastanti: da una parte viene minimizzato il ruolo dell’influenza come causa di morbosità e mortalità e, dall’altra, il trattamento e l’ospedalizzazione di soggetti con malattie simili all’influenza portano ad aumento dei costi assistenziali e dei ricoveri impropri.

Come prevernirla – La trasmissione interumana del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, idroplet nuclei, ma anche per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie.

Per questo, una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie può giocare un ruolo nel limitare la diffusione dell’influenza. Recentemente il CDC Europeo ha valutato le evidenze sulle misure di protezione personali (non-farmacologiche) utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, ed ha raccomandato le seguenti azioni:

  • Lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici) – Fortemente raccomandato
  • Buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani) Raccomandato
  • Isolamento volontario a casa di delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale – Raccomandato
  • Uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologie influenzali , quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali) – Raccomandato.

Tali misure si aggiungono a quelle basate sui presidi farmaceutici (vaccinazioni e uso di antivirali).

Castagne: proprietà e benefici

castagneOttobre è il mese delle castagne per eccellenza. Alimento molto versatile, le castagne possono essere consumate in svariati modi – arrostite sul fuoco, bollite, cotte al forno e secche – e  possiedono numerose proprietà benefiche per il nostro organismo.

Proprietà – La castagna è composta per circa il 50% da acqua, da carboidrati, proteine, grassi, fibre e ceneri; discreta la presenza di minerali tra cui annoveriamo sodio, calcio, fosforo, magnesio, ferro, potassio, zinco, rame e manganese. Per quanto riguarda le vitamine troviamo: vitamina A, B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina), B5, B6, B9 (acido folico), b12, C e D. Tra gli aminoacidi presenti nelle castagne citiamo l’acido aspartico, l’ acido glutammico, arginina, alanina, glicina, leucina, prolina, serina e treonina.

Benefici – Estremamente ricche di glucidi, le castagne hanno proprietà energetiche e risultano particolarmente adatte nei casi di astenia fisica e mentale. Il loro consumo è utile per combattere anemia e influenza stagionale, grazie all’elevato contenuto di sali minerali quali il ferro, il fosforo, il potassio, il magnesio e il calcio. La fibra contenuta nella castagna favorisce la motilità intestinale, riducendo l’ipercolesterolemia.
La presenza di acido folico, in grado di prevenire l’insorgere di alcune malformazioni a livello fetale, rende le castagne particolarmente indicate in gravidanza. Grazie alla presenza di vitamina B e di fosforo, le castagne contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio nervoso; il potassio è utile per rinforzare i muscoli, il fosforo collabora alla costituzione del tessuto nervoso, lo zolfo è antisettico  e disinfettante, il sodio è utile alla digestione, il magnesio agisce sulla rigenerazione dei nervi.
Le castagne non contengono glutine e sono quindi consumabili da tutte le persone interessate dal morbo celiaco.

Bellezza – In ambito fitocosmetico la polpa delle castagne, cotta e setacciata, trova impiego nella preparazione di maschere facciali detergenti ed idratanti.

Calorie – Le castagne forniscono un elevato apporto energetico: 100 grammi di castagne fresche contengono circa 153 calorie, che scendono a 120 dopo la lessatura; nello specifico, contengono 3,2 grammi di proteine, 1,8 grammi di grassi e 33 grammi di carboidrati. Per non sbilanciare la propria dieta giornaliera, dunque, si può sostituire una fetta di pane con alcune castagne sia a pranzo che a cena.

Controindicazioni – Le castagne portano un evitabile senso di gonfiore e dovrebbero essere consumate con cautela da chi soffre di disturbi digestivi, in particolare di flatulenza, meteorismo o gonfiore.